C'è un profumo che ti riporta indietro di trent'anni in un istante: il sugo della domenica, il pane appena sfornato, una torta che non mangi da decenni. Il cibo è il più fedele custode della nostra memoria, e non è un caso.
Il senso più antico
L'olfatto e il gusto sono legati alle parti più antiche del cervello, quelle vicine alle emozioni e ai ricordi. Per questo un sapore può aprire una porta che ragionando non troveremmo mai. Non ricordiamo: riviviamo, con un'intensità che le foto non hanno.
I sapori che non torneranno
Ci sono piatti legati a persone che non ci sono più, a cucine che non esistono più. Rifarli è un modo di tenerle vicine. Eppure non sanno mai esattamente come allora: perché manca quella cucina, quelle mani, quell'età in cui tutto sapeva di più.
- Il piatto della nonna che cerchiamo di rifare uguale e non viene mai.
- Il dolce delle feste che riporta tutta una famiglia.
- L'odore di una cucina che basta a farci sentire a casa.
Cucinare per ricordare
Quando rifacciamo una ricetta di famiglia, non stiamo solo preparando una cena. Stiamo compiendo un rito della memoria, tramandando un gesto, tenendo in vita chi ce l'ha insegnato. Ogni piatto ereditato è una piccola eredità affettiva.
Costruire ricordi nuovi
Vale anche al contrario: i sapori di oggi diventeranno la memoria di domani per chi ci sta accanto. I bambini che cucinano con noi ricorderanno questi odori per tutta la vita. Stiamo, senza saperlo, seminando i loro ricordi.
Il cibo è la più tenera delle macchine del tempo: basta un profumo per essere di nuovo bambini, nella cucina di chi ci ha voluto bene.


