Non tutti gli oli extravergine sono uguali, e l'etichetta dice molto più di quanto sembri. Bastano cinque cose da guardare prima di metterlo nel carrello.
1. La denominazione dice tutto
Cerca "olio extravergine di oliva" per intero. Se trovi "olio di oliva" o "olio di sansa" sei già di fronte a un prodotto raffinato, ottenuto con solventi chimici. L'extravergine deve essere ottenuto solo per via meccanica, a freddo, e avere acidità inferiore allo 0,8%.
2. L'origine: 100% italiano non basta
"Imbottigliato in Italia" non significa olio italiano. Cerca diciture come "100% italiano", "DOP" (Denominazione di Origine Protetta) o "IGP" (Indicazione Geografica Protetta). Meglio ancora: il nome della varietà di oliva (Coratina, Taggiasca, Frantoio, Leccino).
3. L'annata di raccolta
Un buon olio dura 18 mesi al massimo. Sull'etichetta deve esserci la data di raccolta delle olive, non solo la scadenza. Se non c'è, diffida. Le olive raccolte tra ottobre e dicembre danno gli oli migliori dell'anno successivo.
4. Il prezzo non mente
Un litro di vero extravergine italiano costa minimo 8-10 euro. Sotto i 6 euro al litro siamo quasi certamente davanti a un blend di oli stranieri, magari spagnoli, tunisini o greci, semplicemente imbottigliato in Italia.
5. La bottiglia scura, sempre
La luce ossida l'olio in poche settimane. Una bottiglia trasparente, anche piena di un ottimo extravergine, conserva male il prodotto. Scegli vetro scuro o latta, e una volta aperto consumalo entro 2 mesi.
Il test finale: l'assaggio
Un buon EVO si riconosce all'assaggio: deve avere note amare e piccanti. Quel pizzico in gola è il segno della presenza di polifenoli, gli antiossidanti che rendono l'olio un alimento e non solo un condimento. Un olio troppo dolce, senza nervo, è probabilmente vecchio o di scarsa qualità.
La regola d'oro: se ti piace berlo a cucchiaiate, è un buon olio. Se devi mascherarlo nel cibo, hai sbagliato bottiglia.


