I miei figli guardavano ogni cibo sconosciuto come fosse una minaccia mortale, lo annusavano sospettosi e poi lo respingevano in blocco. Ho smesso di insistere a forza e ho introdotto una regola leggera: l'assaggio coraggioso. Tutto è cambiato, lentamente ma davvero.
L'assaggio coraggioso, senza obbligo di finire
La regola di casa nostra è semplice e l'abbiamo trasformata quasi in un gioco: si assaggia un solo boccone di tutto quello che c'è in tavola, poi sei completamente libero di non mangiarlo e lasciarlo lì. Niente obbligo di finire, solo l'impegno di provare una volta. Questo abbassa enormemente la pressione: il bambino sa per certo che non sarà costretto a ingoiare tutto, quindi si lascia andare molto più facilmente a quel primo assaggio temuto.
Una novità per volta, accanto al noto
Mai presentare un piatto interamente nuovo e sconosciuto: spaventa e viene respinto in partenza. Molto meglio introdurre un solo cibo mai provato accanto a cose familiari e già gradite, in un contesto rassicurante. La presenza del noto rende la novità meno temibile e più accettabile. Se la rifiuta, nessun dramma e nessun commento: si riproverà tranquillamente un'altra volta, tra qualche giorno.
Più volte, e in modi sempre diversi
Un cibo rifiutato con decisione oggi può essere accettato e perfino amato tra un mese, è normalissimo. Servono moltissime esposizioni ripetute prima della resa. E aiuta tantissimo proporlo in forme diverse: la stessa identica verdura cruda a bastoncino, poi cotta al vapore, poi frullata dentro una salsa, poi nascosta in una frittata. Spesso è la consistenza a fare la differenza tra accettazione e rifiuto, non il sapore in sé.
- Un solo cibo nuovo per pasto, mai tutto insieme
- Assaggio obbligatorio, finire mai e poi mai
- Riproponi lo stesso cibo in forme e consistenze diverse
- Festeggia il coraggio dell'assaggio, non il piatto vuoto
Il coraggio di assaggiare l'ignoto si allena esattamente come un muscolo, un boccone alla volta. Un bambino che prova un pezzetto di qualcosa di nuovo ha già vinto la sua battaglia, anche se poi decide di non finirlo. Quello è il traguardo vero.


