Oggi sembra impossibile, ma per quasi due secoli il pomodoro in Italia non si mangiava. Stava nei giardini come pianta ornamentale, ammirato e temuto: lo chiamavano "pomo d'oro" e lo sospettavano velenoso.
Un parente sospetto
Il pomodoro arrivò dalle Americhe attorno al 1540, dopo la conquista del Messico da parte degli spagnoli. Apparteneva alla famiglia delle solanacee, la stessa della belladonna e dello stramonio, piante note per la loro tossicità. Bastava questa parentela a tenerlo lontano dai piatti e a relegarlo nelle aiuole, come curiosità da guardare.
Il piombo nei piatti dei ricchi
C'è un dettaglio curioso che spiega molti dei sospetti. I nobili mangiavano in piatti di peltro, una lega ricca di piombo. I cibi acidi come il pomodoro estraevano quel piombo, e chi li mangiava a volte si avvelenava. La colpa veniva data al pomodoro, mentre il vero responsabile era il piatto. I poveri, che mangiavano su legno o terracotta, non avevano questo problema.
Il riscatto nel Sud affamato
Fu nel Mezzogiorno, dove la fame non lasciava il lusso del sospetto, che il pomodoro entrò davvero in cucina. La prima ricetta italiana che lo cita compare nel 1692, in un libro del cuoco napoletano Antonio Latini: una salsa "alla spagnola". Da lì cominciò la lenta conquista delle tavole.
- 1540 circa: arrivo dalle Americhe.
- 1692: prima ricetta italiana documentata, a Napoli.
- 1839: compaiono i "vermicelli al pomodoro" nei ricettari.
- 1889: la pizza Margherita lo celebra come tricolore.
Da intruso a bandiera
Nel giro di un secolo il pomodoro passò da curiosità sospetta a simbolo nazionale. Il rosso del sugo, della pizza, della passata divenne il colore stesso della cucina italiana nel mondo. La fabbrica della conserva, soprattutto in Campania, trasformò poi quel frutto stagionale in un prodotto da dispensa disponibile tutto l'anno.
Una lezione sulla tradizione
La storia del pomodoro insegna che la tradizione non è un blocco di pietra: è un fiume. Quello che oggi difendiamo come identità, ieri era una novità esotica e perfino temuta. Le cucine non nascono pure, nascono dall'incontro. Lo stesso vale per il mais della polenta, per il peperoncino e per le patate, tutti arrivati dalle Americhe nello stesso periodo e a lungo guardati con la stessa diffidenza. Ci sono voluti decenni, talvolta secoli, perché diventassero parte della tavola quotidiana e poi addirittura simboli di territori interi.
La tradizione che difendiamo con più orgoglio è spesso la novità che i nostri antenati guardavano con più diffidenza. Il tempo trasforma l'intruso in famiglia.


