Mi sono angosciata per mesi interi pensando che mia figlia mangiasse troppo poco e che fosse colpa mia. Poi un pediatra mi ha detto una cosa semplice che mi ha cambiato la vita: la porzione giusta di un bambino è grande più o meno quanto il suo pugno chiuso. Mi sono rilassata di colpo.
Il pugno come unità di misura naturale
Lo stomaco di un bambino è piccolo, fisiologicamente piccolo, più o meno quanto il suo stesso pugno chiuso. Quando serviamo porzioni pensate per adulti e poi ci stupiamo e preoccupiamo che ne lascino metà nel piatto, il problema vero è la nostra aspettativa sbagliata, non il loro appetito normale. La soluzione è semplice: servi poco, e offri sempre la possibilità del bis se ha ancora fame. Funziona molto meglio del contrario.
Fidarsi del loro senso innato di sazietà
I bambini, se non interferiamo continuamente con le nostre ansie, regolano benissimo da soli il proprio appetito: mangiano spontaneamente quando hanno fame e si fermano quando sono sazi, senza calcoli. Costringerli a finire tutto "perché altrimenti hai fame dopo" insegna loro pian piano a ignorare i propri segnali corporei di sazietà. È molto meglio rispettare il loro stop, anche quando ci sembra precoce.
L'appetito cambia davvero ogni giorno
Un giorno un bambino mangia quantità impressionanti, il giorno dopo quasi niente e ci spaventiamo. È del tutto normale e dipende dalle fasi di crescita, dall'attività fisica della giornata, perfino dall'umore e dalla stanchezza. Guardare l'andamento alimentare di un'intera settimana, invece di fissarsi sul singolo pasto andato male, toglie un sacco di ansie inutili e infondate.
- Servi porzioni piccole, grandi quanto il loro pugno
- Offri il bis invece di riempire troppo il piatto in partenza
- Non obbligare mai a finire: rispetta la sazietà
- Valuta l'appetito sull'arco della settimana, non sul singolo pasto
Un bambino sano sa quanto mangiare meglio di quanto lo sappiamo noi adulti. Il nostro unico compito è offrirgli cibo buono e vario, e poi fidarci. È molto più difficile fidarsi che insistere, ma è la strada giusta.


