Un giorno mia figlia, in piedi davanti allo specchio, si è guardata la pancia e ha detto a voce alta "sono grassa". Aveva appena sei anni. Mi sono fermata di colpo, gelata, e mi sono chiesta dove diavolo l'avesse sentito. La risposta, in parte dolorosa, ero proprio io.
I bambini ascoltano e assorbono davvero tutto
Le frasi che pronunciamo con leggerezza sul nostro corpo, sulle diete che facciamo, sul cibo "che fa ingrassare", entrano dritte e silenziose nelle orecchie attentissime dei bambini. Se mi sento "in colpa" per un dolce e lo dico ad alta voce, insegno implicitamente che il cibo è colpa e peccato. Le nostre parole quotidiane costruiscono mattone dopo mattone il loro futuro rapporto col proprio corpo.
Niente etichette morali sul cibo
È fondamentale evitare con cura di dividere costantemente i cibi in categorie morali rigide: "buoni" e "cattivi", "che fanno bene" e "che fanno ingrassare". Il cibo è semplicemente cibo, nutrimento e piacere. Un dolce non è affatto un peccato da espiare, una verdura non è una medicina amara da ingoiare. Questo linguaggio neutro e sereno aiuta a costruire un rapporto sano, equilibrato e senza ansie nevrotiche con l'alimentazione.
Mai commenti sul corpo dei bambini
Anche detti con tutto l'affetto del mondo e le migliori intenzioni, i commenti sul peso o sull'aspetto fisico dei bambini lasciano una traccia profonda e duratura. È molto meglio concentrare l'attenzione e le parole su cosa il loro corpo sa fare di meraviglioso, correre veloce, saltare in alto, abbracciare forte, piuttosto che su come appare esteticamente agli occhi degli altri. La forza e le capacità, non la forma.
- Evita di parlare male del tuo stesso corpo davanti a loro
- Non dividere mai il cibo in categorie buono e cattivo
- Non commentare il peso o l'aspetto fisico dei bambini
- Valorizza sempre ciò che il corpo sa fare, non come appare
Il rapporto, sereno o tormentato, che i nostri figli avranno da grandi col proprio corpo comincia silenziosamente dalle parole che sentono ogni giorno a tavola. Scegliamole con la stessa identica cura con cui scegliamo il cibo che mettiamo nel loro piatto.


