In molte case esiste un quaderno: pagine ingiallite, macchie di sugo, una grafia che riconosceresti tra mille. È il ricettario di famiglia, tramandato di mano in mano. E vale molto più delle ricette che contiene.
Una storia scritta a mano
Quei quaderni non sono libri di cucina come gli altri. Sono documenti intimi: portano la calligrafia di chi non c'è più, le annotazioni a margine, le correzioni, i "buonissimo!" segnati accanto a una ricetta riuscita. Ogni macchia è un pasto, ogni piega un'occasione.
Le ricette imprecise e perfette
Spesso sono scritti male, di proposito: "quanto basta", "un bicchiere di quelli piccoli", "finché non è pronto". Misure che presuppongono una conoscenza orale, gesti visti fare. Per questo un ricettario di famiglia va quasi sempre interpretato, non solo letto.
- Le dosi "a occhio" che solo chi ha visto cucinare capisce.
- Le note a margine con dediche, date, ricordi.
- Le ricette di altri: "della zia", "della vicina", una rete di affetti.
Tramandare significa esistere ancora
Quando rifacciamo una ricetta di un quaderno di famiglia, teniamo in vita chi l'ha scritta. È un dialogo oltre il tempo: le sue mani guidano le nostre. Tramandare questi quaderni è uno dei modi più tenaci che abbiamo per non lasciar morire del tutto chi ci ha preceduto.
Cominciare il proprio
Vale la pena iniziare un quaderno oggi, a mano, per chi verrà dopo. Annotare i piatti che contano, da chi li abbiamo imparati, in quali occasioni. Sarà, fra decenni, un tesoro per qualcuno che ancora non immaginiamo.
Un ricettario di famiglia non si legge: si decifra, con il cuore. È il libro più prezioso di una casa, perché tra le sue righe macchiate di sugo vive chi non c'è più.


