Il soffritto è la base di metà della cucina italiana, e quasi sempre lo facciamo troppo in fretta. Fuoco alto, cipolla che annerisce, sapore amaro che si porta dietro tutto il piatto. Il soffritto vero è una cosa lenta.
Taglio fine e uniforme
Cipolla, carota e sedano vanno tagliati piccoli e tutti della stessa misura, altrimenti i pezzi grandi restano crudi mentre quelli piccoli bruciano. Non serve la perfezione, serve l'uniformità. Un brunoise grossolano va benissimo, purché omogeneo.
Olio freddo, fuoco basso
Metti le verdure nell'olio ancora freddo e accendi a fiamma bassa. Non vuoi friggere, vuoi sudare: le verdure devono diventare morbide e trasparenti, mai dorate scure. Ci vogliono dai 10 ai 15 minuti, non tre. È qui che si gioca tutto.
L'ordine degli ingredienti
Se aggiungi l'aglio, mettilo dopo, verso la fine: brucia molto prima della cipolla e diventa amaro in un attimo. La cipolla per prima, poi carota e sedano insieme, l'aglio negli ultimi due minuti.
- Un pizzico di sale all'inizio aiuta le verdure a rilasciare acqua e ad ammorbidirsi senza bruciare.
- Se accenna a colorire troppo, abbassa ancora e aggiungi un cucchiaio d'acqua.
- È pronto quando la cipolla è traslucida e profuma dolce, non pungente.
Il soffritto come fondamento
Un buon soffritto cambia tutto ciò che ci costruisci sopra: ragù, sughi, zuppe, risotti. È un investimento di quindici minuti che paga per tutta la durata della cottura. Saltarlo o bruciarlo significa partire già col piede sbagliato.
Il soffritto non si comanda, si accompagna. Quando senti il profumo che da pungente diventa dolce, è la cucina che ti dice che è pronto.


