Possiamo mangiare il cibo più sano del mondo, ma se le porzioni sono enormi, il bilancio cambia. Nelle zone più longeve nessuno conta le calorie, eppure le porzioni sono naturalmente misurate. Come ritrovare quel senso, senza diventare schiavi della bilancia.
Le porzioni sono cresciute senza che ce ne accorgessimo
Nel tempo i piatti, i bicchieri, le confezioni sono diventati più grandi, e con loro le quantità che consideriamo "normali". Mangiamo di più semplicemente perché ce n'è di più davanti, non perché abbiamo più fame. Il primo passo è accorgersene.
La regola dell'80%
A Okinawa si fermano quando sono sazi all'80%, prima della pienezza totale. È una forma gentile di moderazione: ti alzi da tavola leggero, non appesantito. Visto che il senso di sazietà arriva con ritardo, fermarsi un po' prima evita di scoprirsi troppo pieni venti minuti dopo.
Il piatto come bussola
Senza pesare nulla, le proporzioni nel piatto sono una guida ottima: metà di verdura, un quarto di proteine, un quarto di cereali o carboidrati. Funziona a pranzo come a cena, e tiene le quantità in equilibrio quasi da solo.
- Piatti più piccoli: la porzione sembra giusta e basta meno.
- Verdura per prima: arrivi al resto già un po' sazio.
- Niente pentola in tavola: il bis va cercato, non è a portata.
La mano come misura
Senza strumenti, le tue mani sono un righello pratico: un pugno di cereali, un palmo di proteine, due mani di verdura. Cambia da persona a persona in proporzione, ed è sempre con te.
Non serve contare per mangiare la quantità giusta. Serve riabituarsi ad ascoltare la sazietà, fermarsi un po' prima, e lasciare che il piatto, non la fame nervosa, decida la porzione.


