In un supermercato moderno troviamo tutto in ogni mese: fragole a dicembre, zucche ad aprile. Possiamo, ma non significa che convenga. Mangiare di stagione non è solo nostalgia: ha senso per il sapore, per il portafoglio e anche per il benessere.
Più sapore, più sostanza
Un frutto raccolto maturo, nella sua stagione, vicino a dove lo compri, ha più sapore di uno colto acerbo e maturato in viaggio. E spesso, raccolto al momento giusto, conserva meglio le sue qualità rispetto a uno che ha attraversato continenti.
La varietà che la stagione impone
Mangiare di stagione costringe, piacevolmente, a variare. D'inverno cavoli e agrumi, in primavera asparagi e carciofi, d'estate pomodori e pesche, in autunno uva e zucca. Questa rotazione naturale ci fa mangiare cose diverse durante l'anno, ed è proprio la varietà a fare bene.
- Inverno: cavoli, agrumi, finocchi, zucca.
- Primavera: asparagi, carciofi, fave, fragole.
- Estate: pomodori, zucchine, pesche, meloni.
- Autunno: uva, mele, castagne, funghi.
Costa meno, pesa meno
Ciò che è di stagione abbonda, e quando una cosa abbonda costa poco. In più ha viaggiato di meno, quindi pesa di meno sull'ambiente. Un buon affare sotto ogni punto di vista.
Lasciarsi guidare dal mercato
Non serve imparare calendari a memoria: basta guardare cosa abbonda al mercato, cosa costa poco, cosa riempie i banchi. Quello è il prodotto del momento. Diffida, invece, di ciò che "c'è sempre": di solito ha fatto molta strada.
La natura ha già deciso cosa è buono adesso, e si è organizzata perché durante l'anno mangiamo cose diverse. Seguire le stagioni è il modo più semplice e più antico per mangiare bene e vario.


