La lettera E seguita da un numero fa scattare l'allarme in tante persone, come se nascondesse chissà quale sostanza chimica pericolosa. In realtà quella E significa solo una cosa: la sostanza è stata valutata e approvata per l'uso alimentare in Europa. Dietro alcune di quelle sigle si nascondono ingredienti che hai tranquillamente in cucina. Una volta capito il meccanismo, leggere una E in etichetta smette di essere un piccolo allarme e diventa solo un'informazione in più tra le tante.
Sigle innocue che spaventano
E300 è semplicemente la vitamina C, usata come antiossidante. E330 è l'acido citrico, lo stesso del limone. E440 è la pectina della frutta, quella che fa addensare la marmellata. E306 sono tocoferoli, cioè vitamina E. Vederle in etichetta non è affatto un brutto segno: spesso indicano sostanze del tutto comuni e utili.
Come sono organizzate le sigle
I numeri seguono famiglie precise, e saperle a grandi linee aiuta a capire al volo la funzione. I 100 sono coloranti, i 200 conservanti, i 300 antiossidanti, i 400 addensanti e gelificanti, i 500 regolatori, e così via. Non devi imparare tutto a memoria, ma sapere la famiglia ti dice perché quella sostanza è lì.
Quelle su cui informarsi
Alcuni additivi, soprattutto certi coloranti di sintesi e qualche dolcificante, sono più discussi di altri, e su alcuni ci sono studi in corso o avvertenze specifiche. Vale la pena conoscerli e magari limitarli, ma senza panico: le quantità ammesse sono fissate con ampi margini di sicurezza rispetto a ciò che si mangia normalmente.
Il vero indizio
Più che la singola sigla, conta quante ce ne sono. Un prodotto con una E o due, magari vitamine o pectina, è una cosa. Un prodotto con una processione di sigle racconta un cibo molto costruito, e quello sì è un segnale. Il buon senso, come sempre, vale più di qualunque elenco da memorizzare a tavolino.
- E100-180: coloranti.
- E200-299: conservanti.
- E300-399: antiossidanti (molti sono vitamine).
- E400-499: addensanti e gelificanti.
- Una singola sigla non è di per sé pericolosa.
Gli additivi non sono il diavolo: il vero indizio è quanti ce ne sono. Tantissime sigle insieme raccontano un cibo molto costruito.


