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Food Culture

Storia del vino: ottomila anni di anfore, monaci e botti

Il vino più antico è stato fatto in Georgia ottomila anni fa, in giare di terracotta interrate. Storia di una bevanda che ha attraversato religioni e imperi.

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Ambra Salvatore 31 dicembre 2025 · 7 min di lettura
Storia del vino: ottomila anni di anfore, monaci e botti

Le prime tracce di vino risalgono a ottomila anni fa, in Georgia, nel Caucaso. Lì l'uomo fermentava l'uva in grandi giare di terracotta interrate, i qvevri, una tecnica ancora viva oggi. Da quelle giare comincia una storia lunghissima.

La culla del vino

Nel Caucaso e in Mesopotamia il vino nacque quasi per caso, dall'uva selvatica lasciata fermentare. Presto divenne sacro: gli antichi vi vedevano qualcosa di magico in quel succo che, trasformandosi, inebriava. Per i sumeri e gli egizi era bevanda degli dèi e dei re, riservata alle élite e ai riti religiosi.

Greci e romani, maestri del vino

I greci diffusero la vite in tutto il Mediterraneo e ne fecero cultura: il dio Dioniso, i simposi, la filosofia bevuta insieme. I romani perfezionarono tutto, classificando i vini, inventando le botti di legno al posto delle anfore e portando la vite fino in Gallia, Spagna e Germania. Gran parte delle grandi zone vinicole d'Europa nasce proprio in epoca romana.

I monaci che salvarono la vite

  • Medioevo: i monasteri custodirono e migliorarono la viticoltura.
  • Borgogna e Champagne: nate dal lavoro paziente dei monaci.
  • Il vino della messa: indispensabile al culto, quindi sempre coltivato.
  • Le botti: l'invenzione che cambiò trasporto e invecchiamento.

Vino e religione

Poche bevande hanno un legame così profondo con il sacro. Nel cristianesimo il vino è il sangue di Cristo; nell'ebraismo benedice il sabato; per i greci accompagnava i riti a Dioniso. Allo stesso tempo, religioni come l'Islam lo hanno proibito. Il vino divide e unisce: è insieme bevanda di festa e questione spirituale.

Il vino italiano oggi

L'Italia è uno dei più grandi produttori di vino al mondo, con centinaia di vitigni autoctoni, alcuni coltivati solo in piccole zone e altrimenti destinati a scomparire. Dal Barolo al Chianti, dal Prosecco al Primitivo, ogni regione racconta sé stessa attraverso i suoi vini. Bere un calice significa assaggiare un territorio, un clima e una storia precisi. Negli ultimi anni è tornato di moda perfino il metodo più antico, quello del vino fatto come in Georgia, in anfora, senza filtri: un ritorno alle origini che chiude un cerchio lungo ottomila anni e che piace molto ai giovani vignaioli in cerca di autenticità e di radici.

Il vino è memoria liquida: in ogni sorso ci sono il sole di una vendemmia, le mani di chi l'ha fatto e ottomila anni di storia umana. Pochi gesti ci legano così a lungo al passato.
— Ambra
Ambra Salvatore
Scritto da

Ambra Salvatore

Wellness entrepreneur, autrice e fondatrice di Daily Healthy Table. Specializzata in nutrizione, wellness e lifestyle medicine presso la Harvard Medical School, racconta una cucina sana fatta di scelte consapevoli, ricette quotidiane e abitudini che durano nel tempo.