Le prime tracce di vino risalgono a ottomila anni fa, in Georgia, nel Caucaso. Lì l'uomo fermentava l'uva in grandi giare di terracotta interrate, i qvevri, una tecnica ancora viva oggi. Da quelle giare comincia una storia lunghissima.
La culla del vino
Nel Caucaso e in Mesopotamia il vino nacque quasi per caso, dall'uva selvatica lasciata fermentare. Presto divenne sacro: gli antichi vi vedevano qualcosa di magico in quel succo che, trasformandosi, inebriava. Per i sumeri e gli egizi era bevanda degli dèi e dei re, riservata alle élite e ai riti religiosi.
Greci e romani, maestri del vino
I greci diffusero la vite in tutto il Mediterraneo e ne fecero cultura: il dio Dioniso, i simposi, la filosofia bevuta insieme. I romani perfezionarono tutto, classificando i vini, inventando le botti di legno al posto delle anfore e portando la vite fino in Gallia, Spagna e Germania. Gran parte delle grandi zone vinicole d'Europa nasce proprio in epoca romana.
I monaci che salvarono la vite
- Medioevo: i monasteri custodirono e migliorarono la viticoltura.
- Borgogna e Champagne: nate dal lavoro paziente dei monaci.
- Il vino della messa: indispensabile al culto, quindi sempre coltivato.
- Le botti: l'invenzione che cambiò trasporto e invecchiamento.
Vino e religione
Poche bevande hanno un legame così profondo con il sacro. Nel cristianesimo il vino è il sangue di Cristo; nell'ebraismo benedice il sabato; per i greci accompagnava i riti a Dioniso. Allo stesso tempo, religioni come l'Islam lo hanno proibito. Il vino divide e unisce: è insieme bevanda di festa e questione spirituale.
Il vino italiano oggi
L'Italia è uno dei più grandi produttori di vino al mondo, con centinaia di vitigni autoctoni, alcuni coltivati solo in piccole zone e altrimenti destinati a scomparire. Dal Barolo al Chianti, dal Prosecco al Primitivo, ogni regione racconta sé stessa attraverso i suoi vini. Bere un calice significa assaggiare un territorio, un clima e una storia precisi. Negli ultimi anni è tornato di moda perfino il metodo più antico, quello del vino fatto come in Georgia, in anfora, senza filtri: un ritorno alle origini che chiude un cerchio lungo ottomila anni e che piace molto ai giovani vignaioli in cerca di autenticità e di radici.
Il vino è memoria liquida: in ogni sorso ci sono il sole di una vendemmia, le mani di chi l'ha fatto e ottomila anni di storia umana. Pochi gesti ci legano così a lungo al passato.


