Le chiamano zone blu: cinque aree del mondo dove si arriva ai cent'anni molto più spesso che altrove. Sono lontane fra loro e diversissime per cultura, eppure quando guardi cosa c'è nei piatti, le somiglianze saltano all'occhio.
Vegetali al centro, sempre
In tutte e cinque le zone blu il piatto è costruito attorno ai vegetali: verdure di stagione, ortaggi dell'orto, erbe selvatiche. La carne non è il protagonista, è un contorno occasionale. Non per scelta filosofica, ma perché è ciò che la terra offriva.
I legumi, il vero filo conduttore
Fagioli a Nicoya, fave in Sardegna, soia a Okinawa, lenticchie e ceci a Icaria. Una porzione al giorno, spesso di più. Sono la fonte principale di proteine, costano poco, saziano a lungo e non hanno bisogno di essere esotici per fare bene.
Niente eccessi, mai
A Okinawa si fermano quando sono pieni all'80%. In Sardegna le porzioni sono misurate dalla fatica del lavoro nei campi. Nessuno conta le calorie: la moderazione è cultura, non sforzo.
- Cereali integrali e pane vero, mai raffinato.
- Grassi buoni: olio d'oliva, frutta secca, semi.
- Pochissimo zucchero e quasi nessun cibo confezionato.
- Acqua, tisane, vino con moderazione durante i pasti.
Il pasto è anche relazione
Qui sta il dettaglio che spesso dimentichiamo: nelle zone blu si mangia in compagnia, lentamente, dopo aver mosso il corpo tutto il giorno. La longevità non è solo cosa c'è nel piatto, è come e con chi lo mangi.
Nessun centenario delle zone blu ha mai seguito una dieta. Hanno solo mangiato cibo vero, in compagnia, senza eccedere, per tutta la vita. È più semplice di una dieta e più difficile da rispettare.


