La domenica pomeriggio prendo un foglio, guardo il calendario della settimana e in venti minuti so cosa si mangia da lunedì a domenica. Non è disciplina: è che ho smesso di decidere alle sette di sera, affamata e stanca.
Parto dagli impegni, non dalle ricette
Prima cosa: guardo quali sere torno tardi, quando c'è palestra, quando viene gente. Il martedì che finisco alle 20 non programmo l'arrosto, ma una pasta veloce o qualcosa di già pronto in freezer. Il menù si piega alla settimana vera, non a quella ideale.
Uno schema fisso toglie la fatica
Ho uno scheletro che si ripete: lunedì legumi, martedì pesce, mercoledì svuota-frigo, giovedì cereali, venerdì pizza o uova, weekend libero. Non devo inventare nulla, devo solo riempire le caselle. È molto più facile scegliere "quale legume" che "cosa diavolo cucino".
Pianifico gli avanzi
Se faccio il pollo arrosto la domenica, il martedì diventa insalata di pollo. Cucinare una volta e mangiare due è la mossa che mi fa risparmiare più tempo di qualsiasi altra. Sul foglio scrivo anche l'avanzo, così non lo dimentico in fondo al frigo.
- Un foglio diviso in sette righe, una per sera, con accanto la colonna "avanzo per".
- Due cene "jolly" sempre in dispensa (pasta e tonno, uova) per le sere storte.
- Una sera svuota-frigo fissa, di solito a metà settimana, per non sprecare.
- Il menù attaccato al frigo, così chi torna prima sa cosa tirare fuori.
Dal menù nasce la spesa
Solo dopo aver deciso le cene scrivo la lista. Così compro esattamente quello che serve e niente di più: meno sprechi, meno soldi, meno cose dimenticate. Il menù e la lista sono due facce dello stesso foglio.
Pianificare non toglie spontaneità alla cucina. La toglie all'ansia delle sette di sera, e quella non mi mancherà mai.


