Ogni volta che sbuccio le patate per un purè, metto da parte le bucce. Lavate bene e infornate, diventano uno snack che sparisce prima della cena.
Prima cosa: lavarle bene
Le bucce vanno usate solo se le patate sono ben lavate e non germogliate. Le strofino sotto l'acqua con uno spazzolino da verdure per togliere ogni traccia di terra. Scarto le parti verdi o gli occhi, che non vanno mangiati. Uso solo patate sane: dove c'e' verde o germoglio, la solanina e' tossica e quella parte si scarta.
Condire e infornare
Le asciugo bene, le condisco con un filo d'olio, sale e paprika affumicata. Le stendo su una teglia senza sovrapporle e inforno a 200°C per 20-25 minuti, girandole a metà, finché non sono dorate e croccanti. Lo strato sottile e' fondamentale, perche' le bucce devono asciugarsi e non bollire in forno.
Le varianti
Con rosmarino e aglio in polvere diventano rustiche; con parmigiano grattugiato negli ultimi cinque minuti diventano irresistibili. Sono perfette come aperitivo o per accompagnare una salsa allo yogurt. Una salsa allo yogurt con limone ed erba cipollina le trasforma in un aperitivo da osteria.
Funziona anche con altri tuberi
Lo stesso trucco vale per le bucce di patata dolce e di carota, che ho imparato a tenere da parte. L'importante è il lavaggio e uno strato sottile in teglia, così cuociono uniformi. Quel che conta e' lo strato singolo in teglia: ammucchiate restano molli e deludono.
Le bucce in altre ricette
Oltre alle chips, le bucce ben lavate finiscono nel mio sacchetto del brodo, dove danno colore e corpo. Quelle di patata dolce, leggermente piu' dolci, sono ancora piu' buone tostate. E' un piccolo scarto, certo, ma moltiplicato per tutte le volte che cuciniamo patate diventa una quantita' che varrebbe la pena non buttare mai piu'.
- Asciugatura: bucce umide non diventano croccanti, tamponale bene.
- Strato singolo: ammucchiate cuociono male e restano molli.
- Sale dopo se vuoi massima croccantezza: salare in cottura tira fuori acqua.
Lo scarto di oggi è lo snack di stasera. Le bucce di patata sono la prova che a volte buttiamo la parte più buona.


